Scuola cosa ci aspetta con il regionalismo differenziato


E’ apparso oggi sulle pagine del Quotidiano un articolo del nostro segretario provinciale Assalone sulla questione relativa all’autonomia rivendicata dalle regioni del nord in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

regionalismo
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Unical: responsabilità legalità imparzialità


Da Orizzonte scuola

Continua la discussione dopo l’abbandono del tavolo di trattativa in Ateneo da parte della nostra delegazione.

31/10/2018

Alle Organizzazioni Sindacali autonome (GILDA, SNALS, USB) le quali in un comunicato stigmatizzano quanto è accaduto nella riunione di contrattazione svoltasi il 29 ottobre presso l’UNICAL, accusandoci di anteporre l’interesse di uno nell’interesse dei tanti e di aver abbandonato il tavolo, rispondiamo dicendo che la FLC CGIL antepone davanti a tutto il rispetto per le persone ed il ruolo che esse ricoprono. Ribadiamo, inoltre, con estrema fermezza, che non è nostra intenzione affondare oggi la contrattazione; tali pratiche non ci appartengono, come qualcuno in queste ore invece, maldestramente, vuole far credere. Anzi, abbiamo tutto l’interesse affinché la stessa si chiuda nel più breve tempo possibile per consegnare ai lavoratori un contratto che sia il più rispondente alle esigenze della comunità lavorativa dell’UNICAL.

Né ci associamo al coro di coloro i quali, strumentalmente, oggi vogliono accusarci di aver abbandonato il tavolo per difendere l’interesse di uno. L’interesse di uno, per la FLC, rappresenta l’interesse di tutto il mondo del lavoro, per cui l’azione di mettere il bavaglio e zittire una singola persona rappresenta una palese azione coercitiva per tutti i lavoratori che operano all’interno della università.

Pensiamo, peraltro, che, nell’interesse dei lavoratori, proprio per l’importanza che essa riveste, non debba essere subita passivamente, nonostante l’atteggiamento autoritario ma, al contrario, cosa che ci auguriamo avvenga al più presto, diventi occasione di confronto e non di scontro nel rispetto delle relative posizioni.

Ciò che chiediamo sono: responsabilità, legalità, imparzialità e buon andamento che rappresentano, niente di più che, i principi costituzionali della Pubblica Amministrazione. Principi che, da diverso tempo ormai, non sembrano più appartenere alla governance dell’Università della Calabria.

Ieri è stata scritta una pagina brutta da parte dei vertici di questo Ateneo.

Come FLC non ci siamo mai piegati e né ci piegheremo alle logiche della sopravvivenza, anzi, ci faremo garanti della crescita di questa università e la difenderemo in ogni suo aspetto malgrado quanti, in questi anni, abbiano cercato di affossarla perseguendo obiettivi opposti ai nostri e introducendo nel tempo elementi di contrasto in seno alla comunità, deprimendo, come è stato già dimostrato, la partecipazione alla vita democratica.

RSU Unical FLC CGIL
Pino Assalone, Segretario Generale FLC CGIL Cosenza
Mimmo Denaro, Segretario Generale FLC CGIL Calabria
Umberto Calabrone, Segretario Generale Camera del Lavoro di Cosenza

Comunicato Contrattazione Unical


Comunicato contrattazione UNICA

IL 26 OTTOBRE 2018 LA FLC CALABRIA A CONGRESSO


Inadempienze sindacali. La FLC Cosenza denuncia clima di dirigismo autoritario


Da Tecnica della scuola del 15/10/2018

Riportiamo l’intervento del nostro segretario provinciale Pino Assalone pubblicato su tecnica della Scuola di oggi:

https://www.tecnicadellascuola.it/assalone-flc-cgil-inadempienze-sostanziali-di-alcuni-dirigenti-scolastici

Giovedì 11 ottobre la FLC è a congresso


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Caso Rende – il diritto dei minori


Si rimane stupefatti nell’apprendere che la ditta che gestisce il servizio mensa per i bambini che nelle scuole elementari di Rende effettuano il tempo pieno, la Siarc, abbia deciso di sospendere l’erogazione dei pasti per quei piccoli (una ventina) le cui famiglie risultano debitrici verso la ditta.

Ancora più senza parole nell’ascoltare le dichiarazioni dell’Assessore alle Politiche Sociali (!) e Pubblica Istruzione (!) del Comune di Rende che afferma “non è un diritto il pasto per chi rimane a tempo pieno a scuola”.

Ed ancora più sconcertati nel leggere che tra queste famiglie ce ne sono anche a “reddito zero” e risultano impropriamente debitorie, in quanto non hanno l’obbligo di pagare.

Questa vicenda è emblematica di come si producano storture e negazione dei diritti basilari quando l’unica bussola dell’agire è la ricerca del profitto e quando la disattenzione e l’indifferenza della parte pubblica raggiungono livelli inaccettabili.

Questa situazione risulta ancor più intollerabile, se possibile, in quanto attiene ai sacrosanti diritti di piccoli studenti, bambini e bambine appartenenti anche a famiglie con grandi necessità, che vengono umiliati ed il cui sacrosanto diritto alla frequenza di un luogo di istruzione pubblico è messo a rischio.

Che nel 2018 in Italia una ditta minacci di non erogare un pasto a dei bambini e che un’Amministrazione Comunale, per bocca dell’Assessore competente, sostenga che “la ditta è nella ragione, sono i genitori che hanno torto”, appare assolutamente vergognoso. Segno dei tempi, di un Paese che non riesce a guardare le condizioni ed i disagi di troppe persone, di una società che si volta dall’altra parte, di Amministrazioni locali che, seppur con bilanci sempre più scarsi, non danno le giuste priorità al proprio impegno.

Come FLC-CGIL chiediamo che sulla questione intervenga immediatamente il Sindaco di quella città, intimando a chi può di pagare i costi del servizio (anche anticipandoli come Amministrazione Comunale e poi rifacendosi sulle famiglie) ed impegnando immediatamente le poche risorse necessarie al pagamento del servizio per quelle famiglie che si trovano in condizioni di difficoltà economiche e sociali.

La scuola deve essere sempre il luogo dell’inclusione, dell’esercizio dei diritti dei minori, dell’eguaglianza delle opportunità. Non vogliamo più sentir dire da chicchessia “o paghi o il bimbo non mangia”!

 

Pino Assalone – segretario provinciale FLC-CGIL

Sulla pubblicazione di dati identificativi


Pubblichiamo una nota del nostro segretario provinciale pubblicata su TECNICA DELLA SCUOLA

sulla pubblicazioni di dati identificativi

La situazione insostenibile all’Istituto “Todaro-Cosentino” di Rende


Cosenza, 13 febbraio 2018

Le denunce formulate in questi giorni dagli studenti dell’Istituto “Todaro-Cosentino” di Rende sull’insostenibilità della situazione nella loro scuola lascerebbero allibiti, se non conoscessimo bene le modalità con cui opera costantemente la dirigente di quell’istituto.Nel merito delle dichiarazioni pubbliche degli studenti (scarsa igiene, illegittimità di alcune procedure, discriminazioni e disparità di trattamento, mancanza di confronto ed ascolto delle famiglie e dei ragazzi stessi, gestione costantemente irregolare) comunque non è possibile tacere.

Quando gli studenti, protagonisti della scuola che esiste per loro, si sentono minacciati, vessati e ricattati,  sarebbe gravissimo voltarsi dall’altra parte. In sostanza, in discussione al “Todaro-Cosentino” è la stessa tenuta del diritto allo studio e ad un percorso di apprendimento sereno e costruttivo. Rimanere silenti di fronte a questo è impossibile.

Dobbiamo registrare il fatto che la dirigente non solo si pone in una posizione conflittuale con gli alunni ma anche con il personale della scuola, arrivando persino ad impedire la convocazione di un collegio docenti regolarmente richiesta dagli stessi insegnanti. Una cosa di questa gravità appare come un atto lesivo nei confronti dei dipendenti e una manifesta azione non democratica del rispetto delle regole. Infatti non rientra nel novero della discrezionalità da parte del dirigente, anzi, e lo abbiamo più volte sostenuto, il DS deve dare seguito alla richiesta e mettere nelle condizioni di effettuabilità quanto avanzato dal collegio.

 

L’episodio citato è solo la punta dell’iceberg: sono le continue lamentele dei docenti che rivelano uno stato dei rapporti tra la dirigente ed il personale che tocca livelli inaccettabili per un ambiente così particolare e delicato come è una scuola. Per non parlare dello scarso rispetto degli Organi Collegiali: clamorosa la scelta della dirigente che non ha inteso dar seguito alla decisione assunta da parte del Consiglio di Istituto in merito alla riduzione di orario dovuta a problemi di trasporto.

Se a ciò si aggiunge una incapacità di porre nella dovuta dimensione tutto ciò che concerne il

sistema delle relazioni sindacali, manifestata con la non sottoscrizione del contratto integrativo di

istituto da parte della RSU  per una serie di posizioni miope assunte dalla dirigente, vuol dire che i momenti di tensione rappresentano la quotidianità in quella scuola.

 

Riteniamo che lo star bene a scuola sia una precondizione essenziale che deve essere garantita a

tutta la comunità scolastica e che un DS accorto deve perseguire. Rispetto a tutto ciò che sta accadendo, ci rivolgiamo all’Ufficio Scolastico Regionale affinché operi  per attivare un’indagine ispettiva su quanto si sta denunciando e  avvenendo in quel’Istituto a causa di una palese inadeguatezza della dirigente. Questa preside, intenzionalmente o meno, provoca non un semplice disagio ma un’impossibilità reale a che in quell’Istituto si realizzi con regolarità ed esito positivo il senso di una Scuola pubblica. Cioè quello di un sano e corretto percorso formativo che realizzi lo sviluppo delle conoscenze e delle capacità dei ragazzi e delle ragazze che quella scuola frequentano. Finalità che, tra l’altro, non si può certo attuare se non in un clima di piena condivisione con il personale docente ed ata, il quale deve essere adeguatamente valorizzato.

 

Pino Assalone – segretario provinciale della FLC-CGIL

Firmato il contratto


CGIL, CISL e UIL 

FLC CGIL, CISL FSRU , UIL Scuola RUA

È stato firmato all’ARAN oggi, 9 febbraio 2018, il primo contratto nazionale di lavoro del nuovo comparto Istruzione e Ricerca. Un milione e duecentomila tra docenti, personale ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi hanno finalmente riconquistato uno strumento forte di tutela delle proprie condizioni di lavoro, dopo anni di blocco delle retribuzioni e di riduzione degli spazi di partecipazione e di contrattazione.

Gli aumenti salariali sono in linea con quanto stabilito dalle confederazioni con l’accordo del 30 novembre 2016; per la scuola da un minimo da 80,40 a un massimo di110,70 euro; pienamente salvaguardato, per le fasce retributive più basse, il bonus fiscale di 80 euro. Nessun aumento di carichi e orari di lavoro, nessun arretramento per quanto riguarda le tutele e i diritti nella parte normativa, nella quale al contrario si introducono nuove opportunità di accedere a permessi retribuiti per motivi personali e familiari o previsti da particolari disposizioni di legge.

Il contratto segna una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale. Rafforzati tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, valorizzando in tal modo il ruolo delle RSU nell’imminenza del loro rinnovo.

Tra le altre novità di rilievo il diritto alla disconnessione, a tutela della dignità del lavoro, messo al riparo dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie.

Per quanto riguarda il personale docente della scuola, si è ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà di insegnamento.

Riportando alla contrattazione le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale, ripristinando la titolarità di scuola, assumendo in modo esplicito un’identità di scuola come comunità educante si rafforza un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità.

Questo contratto, la cui vigenza triennale 2016/2018 si concluderà con l’anno in corso, assume forte valenza anche nella prospettiva del successivo rinnovo di cui vengono poste le basi e dell’impegno che comunque andrà ripreso anche nei confronti del nuovo Parlamento e del nuovo Governo, per rivendicare una politica di forte investimento nei settori dell’istruzione e della ricerca. Si chiude così una lunga fase connotata da interventi unilaterali, aprendone una nuova di riconosciuto valore al dialogo sociale.