Cosenza, 13 febbraio 2018

Le denunce formulate in questi giorni dagli studenti dell’Istituto “Todaro-Cosentino” di Rende sull’insostenibilità della situazione nella loro scuola lascerebbero allibiti, se non conoscessimo bene le modalità con cui opera costantemente la dirigente di quell’istituto.Nel merito delle dichiarazioni pubbliche degli studenti (scarsa igiene, illegittimità di alcune procedure, discriminazioni e disparità di trattamento, mancanza di confronto ed ascolto delle famiglie e dei ragazzi stessi, gestione costantemente irregolare) comunque non è possibile tacere.

Quando gli studenti, protagonisti della scuola che esiste per loro, si sentono minacciati, vessati e ricattati,  sarebbe gravissimo voltarsi dall’altra parte. In sostanza, in discussione al “Todaro-Cosentino” è la stessa tenuta del diritto allo studio e ad un percorso di apprendimento sereno e costruttivo. Rimanere silenti di fronte a questo è impossibile.

Dobbiamo registrare il fatto che la dirigente non solo si pone in una posizione conflittuale con gli alunni ma anche con il personale della scuola, arrivando persino ad impedire la convocazione di un collegio docenti regolarmente richiesta dagli stessi insegnanti. Una cosa di questa gravità appare come un atto lesivo nei confronti dei dipendenti e una manifesta azione non democratica del rispetto delle regole. Infatti non rientra nel novero della discrezionalità da parte del dirigente, anzi, e lo abbiamo più volte sostenuto, il DS deve dare seguito alla richiesta e mettere nelle condizioni di effettuabilità quanto avanzato dal collegio.

 

L’episodio citato è solo la punta dell’iceberg: sono le continue lamentele dei docenti che rivelano uno stato dei rapporti tra la dirigente ed il personale che tocca livelli inaccettabili per un ambiente così particolare e delicato come è una scuola. Per non parlare dello scarso rispetto degli Organi Collegiali: clamorosa la scelta della dirigente che non ha inteso dar seguito alla decisione assunta da parte del Consiglio di Istituto in merito alla riduzione di orario dovuta a problemi di trasporto.

Se a ciò si aggiunge una incapacità di porre nella dovuta dimensione tutto ciò che concerne il

sistema delle relazioni sindacali, manifestata con la non sottoscrizione del contratto integrativo di

istituto da parte della RSU  per una serie di posizioni miope assunte dalla dirigente, vuol dire che i momenti di tensione rappresentano la quotidianità in quella scuola.

 

Riteniamo che lo star bene a scuola sia una precondizione essenziale che deve essere garantita a

tutta la comunità scolastica e che un DS accorto deve perseguire. Rispetto a tutto ciò che sta accadendo, ci rivolgiamo all’Ufficio Scolastico Regionale affinché operi  per attivare un’indagine ispettiva su quanto si sta denunciando e  avvenendo in quel’Istituto a causa di una palese inadeguatezza della dirigente. Questa preside, intenzionalmente o meno, provoca non un semplice disagio ma un’impossibilità reale a che in quell’Istituto si realizzi con regolarità ed esito positivo il senso di una Scuola pubblica. Cioè quello di un sano e corretto percorso formativo che realizzi lo sviluppo delle conoscenze e delle capacità dei ragazzi e delle ragazze che quella scuola frequentano. Finalità che, tra l’altro, non si può certo attuare se non in un clima di piena condivisione con il personale docente ed ata, il quale deve essere adeguatamente valorizzato.

 

Pino Assalone – segretario provinciale della FLC-CGIL

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